TU CHIEDI
SARCI
RISPONDE

CERCHI RISPOSTE?

Qui troverai le Normative vigenti e le detrazioni fiscali sfruttabili, oltre che le risposte alle domande più frequenti in merito a Contabilizzazione del calore, Riscaldamento e Climatizzazione di chi, come te, vuole entrare nel mondo Sarci!

Normative Contabilizzazione del calore

Sistemi di termoregolazione:

Come detrarli al 65%? L’Agenzia delle Entrate ricorda che tra gli interventi agevolati al 65% rientra l’installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per misurare il consumo di calore in corrispondenza di ciascun radiatore posto all’interno delle unità immobiliari effettuati in concomitanza con la sostituzione, della caldaia.

Valvole termostatiche: quando rientrano nel bonus 50% L’Agenzia delle Entrate ha spiegato che se non viene sostituita la caldaia, si può comunque usufruire della detrazione del 50% prevista dal bonus ristrutturazione. In questo caso l’intervento rientra tra le ‘opere finalizzate al risparmio energetico che usufruiscono del bonus 50%.

Come leggere i dati di un contabilizzatore di calore.

Il vostro ripartitore si presenta come nella fotto sotto riportata:

Nella parte bassa, sotto il codice a barre, troverete un serie di 8 numeri che costituisce la matricola identificativa del vostro contabillizzatore di calore.

Sul display vedrete alternarsi diverse sequenze (le quali hanno permanenza sul display di 3 secondi prima di passare alla successiva). Di queste sequenze quelle di vostro interesse sono:

  1. La casella dove appare solo 1 numero costituito da 5 cifre (senza nessuna lettera) che identifica IL CONSUMO ATTUALE;
  2. La casella dove appare un numero di 5 cifre con in alto a sinistra la lettera “M” che identifica IL CONSUMO DELLA STAGIONE PRECEDENTE.

Alla fine di una stagione queste sequenze cambiano: la sequenza identificativa del consumo attuale si azzererà pronta a contabilizzare la nuova stagione e il valore registrato andrà nella memoria del contabilizzatore “trasferendosi” nella sequenza identificata dalla lettera “M”; e così via stagione dopo stagione.

Sul display possono essere visualizzati messaggi “speciali” che indicano delle problematiche.

  • OPEN: il contabilizzatore è stato aperto, ovvero staccato dalla sua base di ancoraggio mediante manomissione del sigillo sottostante che ne garantisce l’integrità di funzionamento. In questo caso il contabilizzatore deve essere riprogrammato da un nostro tecnico.
  • ERROR: il contabilizzatore ha smesso di funzionare, in questo caso il contabilizzatore deve essere sostituito.

Corretto posizionamento sul radiatore dei contabilizzatori del calore.

I contabilizzatori di calore vanno applicati su ogni radiatore presente nelle singole unità abitative e va applicato su una piastrina di ancoraggio posizionata al centro del radiatore ad un’altezza pari al 75% del radiatore. In presenza di radiatori bassi la cui altezza non supera i 50 cm, i contabilizzatori dovranno essere posizionati al centro del radiatore ad un’altezza pari al 50%.

Come si manomettono i contabilizzatori del calore?

SU OGNI CONTABILIZZATORE VIENE APPLICATO UN SIGILLO DI SICUREZZA AL FINE DI IMPEDIRE LA MANOMISSIONE DELLO STESSO. La manomissione avviene mediante la rottura del sigillo che trovate nella parte inferiore del vostro contabilizzatore.

Una volta rotto questo sigillo, come detto nella sezione “come leggere i contabilizzatori del calore”, il contabilizzatore andrà in errore visualizzando sul display la scritta OPEN, da questo momento in poi il contabilizzatore continuerà a conteggiare il consumo ma al momento dello scarico delle letture da parte della ditta il consumo rilevato sarà quello memorizzato fino al momento della manomissione e non oltre. La manomissione verrà segnalata tramite appunto l’avviso OPEN.

Come vedere il corretto funzionamento del contabilizzatore di calore?

Per verificare che il vostro contabilizzatore funzioni correttamente potete fare una prova: a termosifone completamente freddo verificate se la sequenza che indica il consumo attuale continua a “camminare”. C’è da dire che possono esserci delle anomalie soprattutto in estate. I moderni contabilizzatori infatti hanno due sensori: uno misura la temperatura del radiatore, l’altro quella dell’aria. Se la differenza di temperatura è superiore ai 3 gradi (in alcuni casi 4) il contatore inizia a scattare. Questo può accadere soprattutto in due casi, e sempre d’estate.

  1. Il sole riscalda il termosifone, che si “infuoca” e diventa più caldo della stanza in cui si trova;
  2. Durante il giorno la stanza raggiunge i 30-32 gradi e i termosifoni i 29-30 gradi; di sera, poi, la temperatura della stanza scende anche di una decina di gradi, mentre quella dell’acqua contenuta nei radiatori cala, sì, ma molto più lentamente. A quel punto partono i contatori, e si fermeranno solo quando anche i termosifoni, a notte inoltrata, raggiungeranno una temperatura inferiore ai 28 gradi.

Cosa consigliamo: controllare che la cifra indicata nella sequenza del “consumo attuale” resti invariata nel periodo che tra lo spegnimento dell’impianto e la successiva accensione di inizio stagione.

E’ necessaria la diagnosi energetica? Quando e per chi?

La diagnosi NON e’ obbligatoria per gli edifici che in data 19 luglio 2014 abbiano già installati:

  • valvole termostatiche;
  • contabilizzatori
  • abbiano un sistema di ripartizione spese di riscaldamento già in corso.

PER TUTTI GLI ALTRI SI!

Valvole termostatiche

Perché utilizzare quotidianamente le valvole termostatiche?

Il calore è costoso e ogni momento di riscaldamento in casa è un po’ di denaro che se ne va dal nostro portafoglio: imparare le istruzioni d’uso è importante per non sprecare soldi. Quel piccolo dispositivo che oggi si installa sui radiatori per regolare la temperatura si può trasformare un’alleata del risparmio.

Cos’e la valvola termostatica?

La  valvola   termostatica  è quel dispositivo che oggi si installa sui radiatori per regolare la temperatura.

Radiatori freddi? Spegnimento improvviso?

È una delle lamentele più frequenti, ma è tutto normale. Non appena la stanza raggiunge la temperatura desiderata (impostata dall’utente), la valvola termostatica si chiude. Il termosifone si raffredderà, ma la temperatura nella stanza rimane al valore desiderato. Se per qualche motivo in quella camera la temperatura si dovesse abbassare state certi che la valvola termostatica ricomincerà a fare il suo dovere.

Un esempio?

Mettiamo che in soggiorno la valvola sia impostata a 4 e che ci sia una temperatura ideale di 24°. Qualcuno esce in giardino lasciando la finestra aperta per qualche minuto e quando si rientra nel soggiorno la temperatura è scesa. La valvola termostatica scatta per far tornare la temperatura ai 24°. Per un po’ sentirete di nuovo il termosifone caldo, ma appena temperatura ottimale sarà di nuovo raggiunta, si spegnerà e tornerà freddo.

Se invece voglio il termosifone caldo per scaldare un indumento?

Basta alzare di un numero la manopola e la valvola termostatica ubbidirà al comando e farà scaldare ulteriormente il termosifone.  Una volta raggiunta quella temperatura però tornerà freddo. Ricorda però che queste operazioni faranno consumare più energia!

 Va bene, ma come capisco se c’è un’anomalia?

La cosa che cambia con questa novità è che non toccherete mai più i radiatori per sentire se sono caldi, ma dovrete percepire il livello di comfort in una certa stanza. Avete un po’ di freddo? Bene, si regola la valvola termostatica su una numerazione più alta.

Alzo la valvola termostatica, ma il termosifone non parte lo stesso!

Dipende semplicemente dal fatto che forse la caldaia centrale in quel momento è spenta. I regolamenti comunali permettono un’accensione di una durata di 14 ore complessive in una giornata. Anche se e la valvola termostatica è coperta da mensole, panni, copri termo potrebbe non rispondere ai comandi: lei “crede” che sia già caldo.

Le valvole termostatiche fanno rumore, cosa può essere?

 La rumorosità delle valvole termostatiche è associata tipicamente a due fenomeni:

  • un eccesso di pressione differenziale
  • una portata d’acqua eccessiva

 Più raramente è causata da risonanze fra valvole nelle tubazioni.

Il problema si risolve di solito con un rallentamento della pompa di circolazione associato ad un leggero aumento della temperatura di mandata.

Davvero serve cambiare le pompa quando si istallano le valvole termostatiche?

 Si, è necessario sostituire la vecchia pompa con una nuova elettronica a giri variabili correttamente dimensionata ed impostata.

Rispetto alla situazione precedente, l’installazione delle valvole termostatiche provoca il passaggio dal funzionamento:

  • a portata costante e molto elevata, prima;
  • a portata variabile e molto bassa, dopo.

 Poiché la portata è variabile in quanto decisa dalle valvole termostatiche in funzione dei prelievi di calore, la pompa deve adeguarsi.

Su che numero va impostata la valvola per un riscaldamento equilibrato?

Dipende da tante cose: il numero 3 è considerato il valore ideale (dovrebbe in teoria corrispondere a 20 gradi). In camera da letto può bastare 1 o 2, mentre in soggiorno generalmente il 3. Dopo varie prove dovrete individuare due posizioni della valvola termostatica: una quando uscite e non utilizzare il locale e una quando lo utilizzate.

Cose assolutamente da evitare?

Dimenticarsi una finestra socchiusa e la valvola termostatica posizionata sul numero 2 o 3: immagina di uscire di casa con una finestra lasciata aperta, con il riscaldamento a tutta birra. Da oggi in poi bisognerà controllare non solo il classico gas, ma anche le valvole termostatiche e le finestre, e scegliere se aprire le prime o le seconde.

Altri consigli?

Quando tramonta il sole, chiudete persiane, ante e tapparelle!

Chiudendo infissi e tapparelle manca l’aria, cosa posso fare?

Spalancate le finestre per pochi minuti: in questo modo uscirà solo il calore dell’aria viziata e rimarrà invece quello accumulato da mobili e mura che si ritrasmetterà subito nella stanza quando richiuderete.

E’ davvero un beneficio avere queste valvole obbligatorie sui termosifoni?

Non dimenticare che ci aiutano a risparmiare dei soldi e non è un male, giusto?

Di quanto devo abbassare le temperature per risparmiare un pò?

Pensa che abbassando la temperatura di solamente 1 grado si può risparmiare circa un 7% sulla bolletta, ovvero un risparmio di mediamente 55 euro l’anno. Come già detto è difficile calcolare esattamente su che valore va impostato, ma è importante capire che il calore davvero costa e va gestito con intelligenza.

Il radiatore fa strani gorgoglii appena parte, da cosa dipende?

È l’acqua che entra in circolo oppure potrebbe esserci dell’aria che va sfiatata. Ma questo vale solo per i piani alti, poiché in basso l’aria non c’è perché tende a salire. Prova a cambiare la posizione della testa termostatica per risolvere il problema!

E’ uno spreco dormire con la finestra socchiusa?

Se la si tiene socchiusa o aperta, il termostato va impostato a posizione “zero”, ovvero sul valore con il segno del fiocco di neve, che non è la posizione di spegnimento: vuol dire che il termo si accenderà solo se la temperatura scende sotto i 5°.

Bene, ma chi controlla i miei sacrifici per star dietro a tutte queste valvole termostatiche?

Ci sono delle aziende certificate come la Sarci Servizi: le sceglie l’amministratore con l’assemblea di condominio (I CONDOMINI POSSONO PORTARE L’OFFERTA DI ALTRE DITTE CHE SI OCCUPERANNO DELLE  VOSTRE LETTURE E RIPARTIZIONI ANCHE SE I CONTABILIZZATORI SONO STATI MONTATI DA UN’ALTRA SOCIETà). Esse sono una terza figura:  il Terzo Responsabile è una figura introdotta dalla legge 10/91 d.p.r. 412/ 93. Esso è la persona (fisica o giuridica) in possesso dei requisiti previsti dalle normative delegata ad assumere la responsabilità della manutenzione e dell’adozione delle misure necessarie al contenimento dei consumi energetici. Questa azienda a fine stagione farà il conteggio di quanto consumato: è tutto registrato adesso!

Si risparmierà davvero con queste nuove valvole termostatiche?

Risparmierà davvero chi saprà gestire le valvole termostatiche in maniera oculata. Prima non si faceva caso se si apriva la finestra con termo acceso, tanto si pagava tutti insieme. Adesso sarà meglio evitare questi comportamenti, perché l’energia e gli sprechi inutili, come ampiamente detto, si pagano individualmente!

Istruzioni tecniche sull'utilizzo delle valvole termostatiche

Il principio di funzionamento della valvola termostatica si basa sostanzialmente sul rilievo della temperatura dell’ambiente in cui è installata la “testa”, la quale può essere paragonata a un termostato a punto fisso. Su di essa, che è la manopola di regolazione, è stampata una scala graduata (in questo caso da 0 a 5). Tra la posizione dello 0 e la posizione dell’ 1, c’è inoltre un simbolo simile ad un fiocco di neve: questa regolazione sta a indicare una temperatura di antigelo che garantisceuna temperatura di circa 14-15 °C.

Posizionando la manopola sulla posizione 0 la valvola resta sempre chiusa, ovvero non consente il passaggio dell’acqua calda nel radiatore, che non si scalda; contrariamente, posizionandola sul 5, essa viene completamente aperta, consentendo all’acqua della caldaia di entrare nel radiatore e quindi scaldare l’ambiente sino alla massima temperatura raggiungibile.

In pratica ad ogni posizione della manopola (scala da 1 a 5) corrisponde una temperatura ambiente.

Pur NON essendoci una correlazione diretta tra la temperatura ambiente e i numeri corrispondenti alle diverse posizioni sulla manopola, si può stimare la seguente situazione climatica:

  • n° 5 = temperatura ambiente di oltre 22 °C;
  • n° 4 = temperatura ambiente di oltre 20-22 °C;
  • n° 3 = temperatura ambiente di oltre 18-20 °C;
  • n° 2 = temperatura ambiente di oltre 17-18 °C;
  • n° 1 = temperatura ambiente di oltre 16-17 °C;

Il raggiungimento delle temperature in ambiente è influenzato principalmente dalla regolazione che viene impostata in centrale termica. Se ad esempio il generatore di calore viene programmato in modo da garantire una temperatura di comfort ambientale di 20 °C, tutte le posizioni della valvola termostatica subiranno di conseguenza il set-point stabilito per cui anche con la massima apertura della valvola non si raggiungeranno i 22 °C desiderati. Normalmente queste valvole vengono montate con una regolazione della testa in posizione n° 3 o n°4, ma l’utente, una volta avviato l’impianto, può liberamente impostare la regolazione della valvola sulla posizione che più gradisce in funzione della temperatura desiderata in ambiente. La temperatura “ideale” in ambiente è quella percepita dal proprio corpo nel momento in cui si raggiunge lo stato di comfort. Si tenga presente comunque che esiste un limite fissato di legge per la temperatura ambiente ovvero 20+2 °C.

Come funziona la valvola termostatica?

Supponiamo che la posizione della manopola sia sul livello 4. Con la partenza al mattino della caldaia, la valvola è tutta aperta (si presuppone che la temperatura ambiente di notte sia scesa e sia al di sotto dei 20 °C) consentendo il passaggio dell’acqua calda, scaldando così l’ambiente. Nel momento in cui la temperatura ambiente raggiunge i 20-22 °C circa, la valvola va in chiusura ovvero ferma il passaggio dell’acqua calda. A valvola chiusa e con il passare del tempo il radiatore tende pertanto a raffreddarsi, sino anche al raffreddamento completo. Se in ambiente la temperatura non varia la valvola resterà sempre in chiusura e il radiatore sempre freddo. Pertanto sarà considerato il raggiungimento del proprio comfort.

Nel momento in cui la temperatura ambiente scende di circa 1 °C la valvola comincerà ad aprirsi favorendo il passaggio dell’acqua calda che scalderà il radiatore e quindi l’ambiente.

Si prega di fare attenzione al fatto che tale sistema, rispetto al precedente modo di controllare la temperatura ambiente, favorirà più frequentemente il raffreddarsi del radiatore durante la giornata, in quanto la valvola termostatica risentirà anche degli apporti gratuiti di calore, qualora presenti (irraggiamento solare attraverso i vetri, piuttosto che fonti di calore interne quali illuminazione, fornelli cucina etc.).

Nella posizione intermedia tra 0 e 1 è raffigurato un fiocco di neve che corrisponde alla temperatura minima al di sotto della quale la valvola comincerà ad aprirsi, riscaldando l’ambiente per mantenere la cosiddetta temperatura di antigelo: si consiglia l’uso di tale posizione per prolungate assenze di vari giorni.

Consigli per una buona gestione delle valvole termostatiche:

Fatti salvi i precedenti consigli su come far funzionare al meglio i tuoi termosifoni dotati di manopole, eccoti altri suggerimenti su come mantenere sempre al top le prestazioni delle termovalvole:

  1. I radiatori caldi solo nella parte superiore sono indice di un buon funzionamento e di una buona manutenzione dell’impianto. Questo perché via via che il radiatore cede calore all’ambiente, il calorifero diventerà mano a mano più freddo a partire proprio dal basso. Ogni elemento del sistema di riscaldamento contiene infatti solo la quantità d’acqua necessaria per mantenere costante la temperatura impostata in ciascuna stanza.
  2. Mantieni il calore nell’ambiente. Affinché i termosifoni svolgano a pieno la propria funzione termica, ricordati di eliminare tutti i possibili ostacoli che si interpongono tra il radiatore e l’ambiente (copri termosifoni, tende pesanti, mobili). Sempre a tal fine sarebbe inoltre meglio non lasciare aperte porte e finestre.
  3. Alla fine dell’inverno, una volta spento l’impianto di riscaldamento, ricordati di posizionare tutte le manopole termostatiche in corrispondenza del valore di massima apertura (5). Questo permette di ridurre la formazione di sedimenti. Così facendo, non andrai a compromettere il funzionamento dell’impianto quando la caldaia verrà riaccesa l’anno successivo.
  4. All’inizio della stagione invernale, nei primi 7 giorni di accensione dell’impianto ricordati di posizionare tutte le manopole termostatiche in corrispondenza del valore di massima apertura (5). Questo permette di eliminare eventuali bolle d’aria nell’impianto.
  5. Usa il tuo impianto di riscaldamento in modo razionale. Per riuscire in questo intento un buon punto di partenza sarà ad esempio quello di tenere il riscaldamento spento di notte o quando non sei in casa. Infine, potrebbe tornarti utile verificare lo stato di isolamento del tuo appartamento così da ridurre il rischio di dispersioni di calore.

Letture e ripartizioni costi del riscaldamento centralizzato

Perfetto, ma chi controlla i miei sacrifici per star dietro a tutte queste valvole termostatiche? L’amministratore?

No. Ci sono delle aziende certificate come Sarci Servizi! Le sceglie l’amministratore con l’assemblea di condominio, ma I CONDOMINI POSSONO PORTARE L’OFFERTA DI ALTRE DITTE CHE SI OCCUPERANNO DELLE  VOSTRE LETTURE E RIPARTIZIONI ANCHE SE I CONTABILIZZATORI SONO STATI MONTATI DA UN ‘ALTRA SOCIETà. Sono una terza figura.  Il Terzo Responsabile è una figura introdotta dalla legge 10/91 d.p.r. 412/ 93. È la persona (fisica o giuridica) in possesso dei requisiti previsti dalle normative delegata ad assumere la responsabilità della manutenzione e dell’adozione delle misure necessarie al contenimento dei consumi energetici. E’ questa azienda che a fine stagione farà il conteggio di quanto consumato: è tutto registrato adesso.

Cosa paga di spese di manutenzione un condomino distaccato di un impianto centralizzato?

I condomini che si distaccano dalla caldaia centralizzata sono tenuti a pagare tutte le spese straordinarie necessarie per la sua messa a norma, secondo quanto prevede il comma 4 dell’art. 1118 del codice civile in base al quale chi ha rinunciato al servizio resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma”. Chi si è distaccato non è invece tenuto a partecipare alle spese di acquisto dei contabilizzatori dato che non è prevista l’installazione sui termosifoni non serviti dall’impianto comune. Chi si vuole munire di un impianto autonomo deve, innanzitutto, far predisporre da un termotecnico abilitato una perizia. In tale documento il tecnico deve dare atto che il distacco non comporta squilibri o aggravi di spesa sull’impianto centralizzato, a carico degli altri condomini. Deve inoltre attestare la fattibilità tecnica nel rispetto della normativa di settore. Tale perizia va inviata all’amministratore di condominio insieme alla comunicazione di volersi staccare dall’impianto centralizzato. Inoltre Chi si dovesse essere distaccato dall’impianto centralizzato dovrà comunque pagare le spese involontarie secondo la nuova tabella millesimale del riscaldamento (UNI 10200).

Secondo quanto espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza 30 aprile 2014 n. 9526: “il condomino, dopo aver distaccato la propria unità abitativa dall’impianto di riscaldamento centralizzato, continuando a rimanere comproprietario dell’impianto centrale, continua ad essere obbligato a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e all’adeguamento del bene stesso, salva la possibilità di esonero con il consenso unanime di tutti i condomini, nonché continua ad essere obbligato a partecipare alle spese di consumo del carburante o di esercizio se e nella misura in cui il distacco non ha comportato una diminuzione degli oneri del servizio a carico degli altri condomini”.

Cosa sono la quota variabile e la quota fissa?

Le quote da ripartire sono i consumi volontari ( quota variabile ) e i consumi involontari: i consumi volontari sono riferiti a quanto consumato effettivamente nel proprio appartamento e viene rilevato attraverso al lettura e ripartizione dei consumi. La percentuale da utilizzare per il calcolo dei consumi involontari, detta quota fissa, e’ indicata nella diagnosi energetica Uni 10200 , solitamente redatta da un tecnico professionista abilitato quale ingegnere o architetto. In mancanza di suddetta diagnosi i condomini decideranno in sede assembleare in quale misura calcolare i consumi involontari ( detta quota fissa ), solitamente la quota si aggira tra il 20% e il 30%.

La distinta di spese per la ripartizione dei consumi del riscaldamento condominiale.

Al termine della stagione del riscaldamento, la ditta che gestisce le letture e i riparti del condominio invia all’amministratore una distinta di spese nella quale sono indicate le voci  che concorrono alla determinazione del costo  del riscaldamento condominiale. L’amministratore deve tempestivamente re inviare la suddetta distinta compilata, timbrata, datata e firmata. Solo cosi  la ditta potrà effettuare la ripartizione per ogni singola unità abitativa secondo le  letture rilevate. Il mancato invio della distinta di spese da parte dell’amministratore impedisce l’elaborazione dei conteggi per la ditta incaricata.

Nel corso della stagione invernale l’amministratore invierà ai condomini dei bollettini “preventivi” per il consumo del riscaldamento e al termine della stagione, a seguito del calcolo effettivo effettuato dalla ditta che gestisce le letture dei contabilizzatori del calore, l’amministratore potrà calcolare il conguaglio relativo ad ogni unita’ abitativa.

Le spese che vanno ripartite in quota parte a consumo sono quelle relative:  al combustibile (gas o  gasolio), alla corrente elettrica e l’acqua fredda relativa a servizio della caldaia.

Cos’è e com’è fatto il prospetto di riparto dei consumi delle letture della contabilizzazione del calore?

Al termine di ogni stagione di riscaldamento l’amministratore deve fornire alla ditta che gestisce il servizio di lettura e ripartizione la distinta delle spese debitamente compilata per permettere l’elaborazione del prospetto di riparto.

Nel prospetto di riparto dei consumi  sono indicati: tutti gli interni del condominio, i relativi millesimi di riscaldamento, la quota parte a consumo, la quota parte a millesimi, il numero dei radiatori presenti in ogni interno, il totale del costo di lettura per ogni interno. All’amministratore verra’ fornito oltre al prospetto di riparto riepilogativo, anche un prospetto analitico per singolo appartamento che dovrà essere consegnato ad  ogni condomino.

Autolettura dei contabilizzatori del calore.

Durante lo scarico dati dei contabilizzatori del calore di nuova generazione  le letture avvengono  mediante scarico dati eseguita dall’esterno tramite palmare senza dover entrare nei singoli appartamenti. In questa procedura può capitare che alcuni ripartitori non comunichino per qualche motivo, e pertanto sarà necessario effettuare una lettura diretta che potrà essere eseguita o da un’incaricato della ditta del servizio lettura oppure dallo stesso condomino mediante invio per email della foto del ripartitore.

In quale percentuale si calcola l’iva per le manutenzioni e per la contabilizzazione del calore?

Per quanto riguarda il servizio lettura, l’iva è del 22% mentre per gli interventi eseguiti sui contabilizzatori di calore (come la sostituzione o la riprogrammazione) l’iva scende al 10%.

Durata dei contabilizzatori del calore e tempi di garanzia.

I contabilizzatori di calore  di  qualsiasi casa costruttrice hanno una durata di funzionamento di 10 anni di vita , dopo tale periodo  vanno assolutamente sostituiti perché non esiste  una batteria  di ricambio. La mancata sostituzione entro i termini indicati potrebbe dare luogo ad anomalie in fase di lettura determinate dallo spegnimento del contabilizzatore del calore con la conseguenza che verranno persi tutti i dati relativi al consumo. In tal caso in assenza del dato rilevato verrà attributi a quel contabilizzatore di calore il consumo pari alla media dei tre anni precedenti, perdendo probabilmente il vantaggio  di un  minor  consumo effettuato nella stagione in corso, pagando quindi di più rispetto a quanto effettivamente consumato.

La garanzia di un contabilizzatore di calore data dalla casa costruttrice è di 2 anni dalla data di acquisto.

Termosifoni

Problematiche di rumore e/o gorgoglio dai termosifoni?

Generalmente il ticchettio (a volte paragonabile a dei veri e propri “botti”) delle valvole termostatiche è causato dal senso di flusso non corretto. Alcune marche di valvole hanno un direzione ben precisa (indicata con freccia sul corpo valvola) per l’acqua: attraverso la valvola l’acqua entra nel radiatore, attraverso il detentore l’acqua esce dal radiatore. Se questa condizione non è rispettata, la valvola può fare rumore perché l’acqua contrasta l’azione in apertura dell’otturatore e lo mette in vibrazione. Per controllare il senso di flusso, potete fare così: ad impianto freddo, accendete e appoggiate le mani su valvola e detentore, verificate quale dei due si scalda per primo. Se si scalda per primo il detentore vuol dire che il senso di flusso è sbagliato e va ripristinato dall’idraulico.

Un altro dei fattori causa di rumore è l’eccessiva pressione da pompa di circolazione che quando il termostato chiude la valvola fa aumentare la pressione (colpo d’ariete) facendo riaprire la valvola che è pressata da una molla. L’apertura fa ovviamente diminuire la pressione e quindi la molla fa richiudere la valvola e  il ciclo si ripete. Si sente quindi un continuo stock stock. Si può risolvere intervenendo sulla velocità della pompa di circolazione. Questa problematica però si può presentare anche se  nello stesso momento molti termosifoni del condominio risultano chiusi, ad esempio sotto le feste Natalizie con molti condomini fuori città). I radiatori che resteranno aperti subiranno un eccessiva pressione dovuta ad un quantitativo di acqua eccessivo che “spinge sulle valvole” provocando per lo stesso meccanismo spiegato sopra quel rumore stock stock. Essendo infatti molti radiatori chiusi, il flusso dell’acqua non sarà ben distribuito all’interno dell’impianto. In questo caso si risolverà solo quando la % dei radiatori aperti rispetto a quelli chiusi tornerà alla normalità, nel frattempo provate ad aprire le valvole al massimo; il giusto compromesso tra consumare un pochino di più per qualche girono ma riuscire a dormire.

Se invece rumore che sentite è più simile ad un gorgoglio il vostro problema è la presenza di ARIA nel radiatore, confermata spesso dal fatto che il radiatore risulta freddo a tratti IN SENSO VERTICALE.

Quando c’è presenza di aria in un radiatore si deve intervenire con in semplice spurgo.

Questa operazione può essere svolta direttamente da voi se il termosifone è in alluminio, girando l’apposita valvolina di sfogo sulla parte alta del radiatore, opposta alla valvola termostatica, facendo fuoriuscirsi l’aria finché non arriverà ad uscire l’acqua calda; per questa operazione ci raccomandiamo di mettere sotto la valvolina una bacinella per evitare che l’acqua schizzi dappertutto. Stesso discorso vale se avete a che fare con i più moderni “termoarredi”. La questione si complica se invece i radiatori sono del tipo in ghisa, in questo caso serve un tecnico specializzato per poter effettuare lo spurgo.

Perché si forma l’aria?

Tre sono le principali cause che solitamente danno origine alla formazione di gas negli impianti termici.

La prima è da attribuire all’aria introdotta nell’impianto con l’acqua di riempimento o reintegro dentro la quale si trova, in soluzione, l’aria. Per effetto del riscaldamento i gas disciolti si separano in caldaia formando delle sacche gassose nella parte alta dei radiatori per diversità di peso specifico con l’acqua. Il fenomeno è transitorio, entro un tempo relativamente breve a termine e si ripresenta solo in caso di svuotamento dell’impianto con ricambio totale o parziale dell’acqua. Per questa ragione è sempre sconsigliabile lo svuotamento degli impianti salvo i casi di forza maggiore.

La seconda causa è da mettere in relazione alla presenza nell’impianto di materiali a base organica come residui di lavorazione o canapa per uso idraulico i quali, per decomposizione, sviluppano del gas metano che si insacca nella parte superiore dei corpi scaldanti. Anche in questo caso il fenomeno è da considerarsi transitorio, termina non appena si è esaurito il materiale soggetto a decomposizione.

La terza causa, con più persistente sviluppo di gas, dipende essenzialmente dalla qualità dell’acqua di riempimento dell’impianto la cui aggressività varia da luogo a luogo. È noto infatti che l’acqua, durante il suo percorso dall’atmosfera al mare, assorbe in misura diversa anidride carbonica dall’aria e sostanze minerali da rocce e terreni, senza contare i numerosi veleni aggiunti dalla mano dell’uomo. Quando un’acqua particolarmente aggressiva viene immessa in un impianto di riscaldamento tende a reagire con i componenti metallici di questo dando luogo a processi chimici ed elettrochimici (corrosioni) con notevole sviluppo di gas, fra i quali l’idrogeno occupa il primo posto. Il fenomeno può durare intere stagioni con danni all’impianto qualora non ci si attenga, almeno in questi casi, alla normativa UNI-CTI 8065 che prevede il trattamento delle acque di riempimento degli impianti. Se le cause sopra citate sono contemporaneamente presenti la miscela gassosa sfiatata dai radiatori risulta costituita qualitativamente da: anidride carbonica CO2, azoto N2, idrogeno H2, metano CH4, ossigeno O2 I principali inconvenienti provocati dalla presenza di gas negli impianti di riscaldamento si possono così sintetizzare:

  • rumorosità nella circolazione del fluido termico;
  • riduzione o arresto della circolazione idrica nei corpi scaldanti;
  • insufficiente riscaldamento dei locali per compromessa resa termica dei radiatori;
  • corrosione dei vari componenti dell’impianto.

Intasamenti/Perdite

Se nel mio appartamento funzionano tutti i termosifoni tranne uno come posso risolvere?

Nel caso all’interno di un appartamento di un edificio condominiale servito da una centrale termica non funziona un solo termosifone sarà necessario eseguire un sopralluogo e verificare quale possa essere la causa seguendo l’ordine degli interventi seguenti:

  • Verificare che la tubazione di mandata e di ritorno al termosifone siano calde, se lo sono si può escludere un intasamento delle tubazioni e ci si concentra sulle valvole o manopole del termosifone verificando il loro effettivo funzionamento o la presenza di aria nel termosifone.
  • Se al contrario la tubazione di mandata (o di ritorno) al termosifone (proveniente dall’impianto) è fredda allora è probabile la presenza di un intasamento e smontando il termosifone si valuta se l’intasamento interessa la tubazione di mandata o di ritorno sempre comunque verificando che gli altri termosifoni dell’appartamento siano caldi che indica una effettiva circolazione di acqua.

Poi si procede scendendo e salendo nei diversi piani dell’edifico per valutare quanti appartamenti sono coinvolti nell’intasamento cioè si valuta se anch’essi hanno i termosifoni  freddi sulla stessa colonna. Constatato quanti termosifoni risultano freddi sulla stessa colonna dell’edificio sappiamo quanti piani sono interessati all’intasamento e si può procedere smontando i termosifoni interessati per disostruire la colonna o solo le derivazioni (stacchi) dalla colonna al termosifone.

Una volta individuato il tratto effettivo intasato per eseguire l’intervento di disostruzione bisogna preventivamente abbassare il livello di acqua dell’impianto in modo da lavorare in sicurezza.

Se i miei termosifoni sono tiepidi e non posso togliere aria perché non ho le valvoline di sfogo come posso fare?

In questo caso è necessario l’intervento di un nostro tecnico che mediante apposita attrezzatura riesce a togliere aria allentando il collegamento della valvola con la tubazione. Se il problema persiste solo nel suo appartamento si potrebbero installare delle valvole di sfogo d’ aria automatiche sui termosifoni ma ciò richiede un intervento abbastanza oneroso. Se il problema riguarda tutti gli appartamenti dell’edificio allora sarà necessario intervenire sulla rete d’aria per valutare la risoluzione del problema.

Caldaia condominiale/Centrale termica

Orario di accensione caldaia.

La deroga alle 12 ore di accensione previste per il comune di Roma è demandata alla presenza in centrale termica di termoregolazione con centralina sigillata, purché nelle ulteriori ore di accensione l’impianto funzioni a temperatura ridotta.

In alternativa, in presenza di sistema di contabilizzazione, è possibile tenere acceso l’impianto oltre le 12 ore stabilite purché in ogni appartamento sia installato un sistema di termoregolazione della temperatura ambiente dell’unità immobiliare stessa dotato di un programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli di detta temperatura nell’arco delle 24 ore.

Con la presenza di un sistema di contabilizzazione del calore, si consiglia vivamente di adottare un orario continuato di attivazione della caldaia (eliminazione della doppia accensione!!).

Come far funzionare al meglio una caldaia a condensazione?

Per poter sfruttare appieno questo tipo di caldaie è opportuno gestire il funzionamento della caldaia mediante una centralina climatica che permette di ridurre la temperatura di mandata in funzione della temperatura esterna.
Questo sistema permette al generatore di diminuire la temperatura di mandata dell’acqua all’aumentare della temperatura esterna rilevata. Questo tipo di regolazione si basa sul concetto basilare che la potenza interna richiesta per il mantenimento delle condizioni di temperatura impostate, diminuisce in modo proporzionale all’aumentare della temperatura esterna, proprio perché si riduce il salto termico tra interno ed esterno. Così facendo, a parità di portata di acqua inviata all’impianto, riducendo la temperatura di mandata, in maniera proporzionale si ridurrà anche la temperatura di ritorno, permettendo lo sfruttamento della condensazione.

Chi è il Terzo Responsabile della caldaia condominiale?

L’articolo 11 del DPR 412/93 ha istituito la figura del “Terzo responsabile“, introducendo la possibilità di delegare ad una società esterna (in possesso di opportuni requisiti) l’espletamento degli obblighi relativi alla corretta gestione dell’impianto.

Inoltre, l’assunzione dell’incarico, solleva l’amministratore anche dagli oneri e dalle responsabilità civili e penali relative alla gestione dell’impianto termico, anche se, qualora accadano infortuni, l’amministratore comunque risponde sia dal punto di vista civile che penale.

Il primo responsabile di una centrale termica non sono ne’ i condòmini, ne’ il terzo responsabile, bensì l’amministratore di condominio.

L’amministratore deve trasferire, in copia, al terzo responsabile tutta la documentazione tecnico-amministrativa da cui risulti che l’impianto termico può essere messo in funzione nel rispetto della vigente normativa. Viceversa qualora il  terzo responsabile si trovi in assenza di documentazione obbligatoria CPI e INAIL, dovrà per legge comunicarlo all’amm.re sotto forma id preventivo, qualora non vengano accettati i preventivi  e non si da il via all’espletamento delle pratiche decorso un certo periodo, IL RUOLO DI TERZO RESPONSABILE decade automaticamente e la responsabilità ricade sull’Amministratore.

Documentazione obbligatoria per una centrale termica condominiale:

La documentazione obbligatoria e che deve essere consegnata al TERZO RESPONSABILE è la seguente:

  • Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) se la  caldaia  è di potenzialità  >  116 KW.
  • Libretto di omologazione INAIL della centrale termica.
  • Certificazione o Autodichiarazione della mancanza di amianto sui componenti dell’impianto termico.
  • Dichiarazioni di Conformità degli impianti di pertinenza della centrale termica (elettrico, gas, canna fumaria, riscaldamento).
  • Manuale d’uso e di manutenzione della caldaia.
  • Libretto impianto.

 

Vigili del Fuoco

Se ho una Scia in corso di validità e devo fare dei lavori nella centrale devo ripresentare la Scia?

Se i lavori non modificano le caratteristiche costruttive del locale e non comportano un incremento della potenza del 20% della caldaia e per una sola volta allora non bisogna adeguare il locale e quindi non bisogna ripresentare la Scia ma è valida quella in corso.

 Se ho due piccole caldaie in un locale devo fare la Scia?

 Ai sensi del D.M. 12 aprile 1996 devono essere sommate le portate termiche di più apparecchi a servizio di un unico impianto comunque installati, nonché le portate termiche di più apparecchi installati nello stesso locale o in locali direttamente comunicanti, seppure non a servizio di un impianto unico. Restano esclusi da tale computo gli apparecchi domestici di portata termica singola non superiore a 35 kW quali gli apparecchi di cottura alimenti, le stufe, i caminetti, i radiatori individuali, gli scaldacqua unifamiliari, gli scaldabagno ed i lavabiancheria

(Nota DCPREV prot. n. 10828 del 13-07-2010. Quesiti sulle attività 1 e 91 del D.M.16 febbraio 1982).

 Se sostituisco una caldaia con una di maggiore potenza devo ripresentare la Scia?

 Agli impianti esistenti e di portata termica superiore a 116 kW, purché approvati e autorizzati dai competenti organi del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, in base alla previgente normativa, non è richiesto alcun adeguamento, anche nel caso di aumento di portata termica, purché non superiore al 20% di quella già approvata od autorizzata e purché realizzata una sola volta.

(Nota prot. n. P736/4134 sott. 58 del 27-06-2001).

 Si possono installare caldaie all’interno di edifici pregevoli per arte  e storia?

 Alla luce di quanto stabilito nel D.M. 569/92 nell’art. 1 – campo di applicazione vengono  individuati determinati edifici pregevoli per arte e storia, per i quali sono vigenti tutte le misure fissate dal decreto stesso tra le quali anche il divieto di installare le centrali termiche all’interno del volume degli edifici.

Per tutti gli altri edifici pregevoli per arte e storia, che ricadono come i primi nel punto 90 del D.M. 16 febbraio 1982 (sostituito dal DPR 151/2008), potrà invece essere ammessa la coesistenza con i locali centrale termica, come stabilito dal D.M. 12 aprile 1996. (Nota prot. n. P343/4134 sott. 58 del 31-03-1998. Punto 4.2.5 del D.M. 12 aprile 1996 e art. 7 del D.M. 569/92).

In caso di trasformazione di caldaia gasolio a gas metano devo presentare la Scia?

 Qualora in un impianto termico esistente si effettui il cambio di alimentazione da combustibile liquido a combustibile gassoso, anche a parità di potenzialità, dovranno osservarsi le disposizioni del D.M. 12 aprile 1996 inerente i nuovi impianti. Quindi si va ripresentata la Scia e va considerato l’impianto come se fosse nuovo  (Nota prot. n. P401/4101 sott. 106/33 del 23-04-199).

Climatizzazione

COME AVVIENE LA SANIFICAZIONE DI UNO SPLIT? MODALITA’ DI INTERVENTO:

  • smontaggio delle pannellature e dei carte di chiusura degli elementi;
  • rimozione dei filtri;
  • sanificazione con prodotto chimico battericida dei filtri e successiva aspirazione delle polveri dalle superfici della macchina interne ed esterne;
  • lavaggio con apposito prodotto chimico delle superfici di scambio degli apparecchi;
  • svuotamento e pulizia delle vaschette di raccolta dell’acqua di raccolta dell’acqua successiva disinfezione con apposito prodotto.
  • pulizia e disinfezione delle canalizzazioni con vaporizzazione di apposito prodotto sanificante.
  • smontaggio, pulizia, sanificazione di tutti gli eventuali fancoli, split, griglie di mandata e ripresa dell’aria.
  • verifica dell’azzeramento della carica batterica a fine lavorazioni.

Siamo sempre pronti a fornirvi ogni chiarimento e informazione